Il Lambrusco Reggiano vanta tradizioni illustri e secolari, Catone, nel secondo secola a.C., parla di "viti vinifera silvestris" e più esattamente di "vitis lambrusca", una vite che nasceva e cresceva spontaneamente ai confini del bosco, i cui tralci si aggrappavano alle chiome delle querce, degli olmi e dei salici.
La realizzazione di tecniche di coltivazione di questa pianta, che prevedevano la potatura e la suddivisione dei terreno in campi regolari, fu opera degli Estruschi.
Succesivamente i Romani, sulle orme dei loro predecessori, incominciarono a dividere i terreni in appezzamenti quadrati: le centurie e gli actus, suddivisione che, ancora oggi, è alla base della coltivazione reggiano-modenese.
Succesivamente, il nome Lambrusca non identificò più la vite selvatica ma una particolare tipologia di vitigno che, in tutta l'Emilia, ha caratteristiche simili.
Il vino è sempre il prodotto di un clima, di secoli di tradizione, di terra, sole e d'acqua, la Cantina di Prato, con la propria superficie di oltre 500 Ha di vitigni, si estende tra i comuni di Reggio Emilia, Correggio e San Martino in Rio, in una tipica zona di pianura alluvionale attraversata dai fiumi Secchia, Tresinario e Rodano che, nei secoli, hanno lasciato un terreno fresco e fertile, permettendo la coltivazione di vitigni genuini e rinomati.
Attualmente, nella provincia di Reggio Emilia, le principali varietà di uve sono: Salamino, Grasparossa, Maestri e Marani; per quanto riguarda i Lambruschi, a cui si aggiunge l'Ancellotta che produce un ottimo prodoto utilizzato per esaltare la morbidezza e il colore del nostro lambrusco e di tutti gli altri vini.